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Adulterio: la prova del tradimento del coniuge in processo

adulterio

 

Separazione: respinta la richiesta di addebito se l’infedeltà è oggetto di chiacchiere in paese e tutti ne sono a conoscenza, senza però una prova diretta.

Nella causa di separazione tra coniugi, avente ad oggetto la presunta infedeltà dell’uno ai danni dell’altro, non può essere data credibilità al testimone il quale riferisca di essere a conoscenza del tradimento solo perché “così si mormora in giro”, “è un fatto risaputo” o “l’ho sentito dire”. È quanto affermato dalla Cassazione con una recente sentenza

Per dare valore alla dichiarazione del teste è necessario che questi affermi fatti avvenuti in propria presenza. Non a caso, volgarmente, viene detto “testimone oculare”.

Eccezionalmente, il giudice può dare anche un valore di semplice indizio (non quindi di prova) alle dichiarazioni di chi affermi di aver saputo il fatto da un altro soggetto il quale, tuttavia, lo abbia appreso direttamente per averlo visto in prima persona (cosiddetta testimonianza indiretta).

Va quindi rigettata la richiesta di separazione con addebito tutte le volte in cui la prova del tradimento è la “vox populi”, ossia il semplice fatto che “si vociferi in giro” e che “tutto il paese sia a conoscenza” di una relazione extraconiugale, non provata tuttavia da un riscontro certo e obiettivo.

Violazione del dovere di fedeltà

I comportamenti che violano il reciproco dovere di fedeltà dei coniugi possono essere sanzionati con l’addebito. Tale violazione è considerata particolarmente grave e costituisce, soprattutto se viene provata una stabile relazione extraconiugale, una circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile.

L’addebito scatta solo se ricorrono precise circostanze. Il giudice infatti deve accertare il nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale. In pratica è necessario che dalla infedeltà – e non da altre pregresse ragioni – sia derivata l’intollerabilità della convivenza o la lesione di diritti della personalità dell’altro coniuge. Se la crisi tra i coniugi precede l’infedeltà ed era già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale, il giudice può escludere l’addebito: in questo caso infatti l’infedeltà costituisce non la causa dell’intollerabilità ma una sua conseguenza

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